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Dave Borgobello: “La musica deve riprendersi spazi di riflessione più ampi”. L’intervista su Musica Italiana Emergente

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Amore Glaciale è il terzo singolo che anticipa un doppio album che sarà pubblicato da Dave Borgobello nel 2024.

Dave Borgobello è uno scrittore, sceneggiatore, regista e produttore di Gemona (Udine).
Musica Italiana Emergente lo ha intervistato. Conoscere il mondo di un’artista a 360 gradi come l’artista di Gemona può farci scoprire le sensibilità che portano alla realizzazione di un’opera fatta di sensazioni, suggestioni o semplicemente per trasmettere un messaggio. 

 

L’intervista a Dave Borgobello.

 

Quali sono le influenze musicali che hanno caratterizzato il tuo modo di fare musica?

Ascolto veramente di tutto, dall’opera all’hip hop. Ho subito fortissime influenze dai grandi classici, De Andrè, Battisti/Mogol, Fossati, Modugno. 

Nel modo di concepire musica e metrica però ho come riferimenti assoluti Paolo Conte, Vinicio Capossela e Daniele Silvestri. Dei cantautori contemporanei Gabbani, ma apprezzo anche Lazza, benché distante dal mio genere. 

In campo internazionale Tom Waits, Bruce Springsteen, Leonard Cohen, Billy Joel. Nel contemporaneo sono un grande estimatore di Paolo Nutini, dei One Repubblic e di Lady Gaga.

 

Stai ultimando la produzione di un doppio album che vedrà la luce nel 2024. In un mondo (ovviamente della musica ma non solo) sempre più digitale, è una scelta coraggiosa. Come è nata questa idea abbastanza rivoluzionaria tenendo conto del presente?

Vedrà la luce se sarò abbastanza bravo da finire tutte le registrazioni. Scherzi a parte ho l’opinione personalissima che quando si parli della “necessità” di essere contemporanei si sbagli. 

Il contemporaneo non esiste, esiste ciò che verrà dopo. Alle volte per costruire il futuro bisogna guardare al passato. 

La musica deve riprendersi spazi di riflessione più ampi e non assecondare necessità sempre più frenetiche. Alla fine il mercato non si fa da solo, è fatto da chi propone i pezzi, dagli artisti e se si inizia a proporre qualcosa di diverso, magari il pubblico muta la fruizione, chissà. 

In un anno avevo scritto ormai oltre cento pezzi, così ho ritenuto sensato fare questa follia del doppio album, metà piano voce, metà con la band. Chissà se sono pazzo o visionario, magari entrambi.

 

Amore Glaciale su Youtube


Amore Glaciale è simbolico del viaggio che hai fatto nell’arte, potremmo dire.
Musicalmente sei partito dagli accordi di Don Raffaè mentre come ambientazione sei entrato in Titanic di James Cameron. Si può dire che questa tua traversata nell’arte identifichi il tuo modo di pensare una canzone?

Forse sì, è l’iter quando scrivo un pezzo in modo più razionale: parto da un tema, costruisco una storia più o meno lineare con esperienze personali mescolate a suggestioni in vari campi artistici. 

Alla fine è un processo non dissimile dallo scrivere un racconto. Poi ci sono dei momenti in cui i pezzi vengono da soli, alle volte non sono nemmeno sicuro di averli scritti io e quando li riascolto non me li ricordo.

 

Ci sono delle tematiche che ispirano maggiormente le tue canzoni?

Credo che ci sia un filo conduttore rispetto a ciò che racconto, una sorta di strana nostalgia ironica e disincantata che mi contraddistingue anche nella vita di tutti i giorni, che io stia parlando d’amore, di amicizia, o di dinamiche sociali. 

Ci sono tanti temi che mi piace affrontare, forse il tempo che passa, il tempo perduto, il tempo in generale è molto presente nelle mie canzoni

 

C’è una situazione ideale per ascoltare le tue canzoni?

Dipende. Ce ne sono alcune che ho scritto molto cariche, adatte magari a sentirle in macchina on the road, altre più riflessive in senso stretto, ma alla fine è sempre l’ascoltatore che le fa proprie. 

Magari un pezzo che penso sia divertente tocca delle corde particolari a qualcuno e lo commuove, o magari semplicemente a qualcuno fa schifo e non lo ascolterebbe nemmeno durante una seduta in bagno.

 

Dave Borgobello su Spotify

 

 

Nel 2023 quale deve essere la funzione della canzone?

Domanda troppo grande per un piccolo autore. Credo che il ruolo della canzone nel 2023 ce lo racconteranno gli storici del 2063. Alla fine quello che noi autori, piccoli come me o molto più influenti come altri dovrebbero fare, è cercare di non snaturare mai i propri valori quando si scrive; trasmettere qualcosa che cambi il modo di pensare in meglio. Solo che non sempre il meglio coincide, a mio parere, con quello che il mondo ci costringe e pensare migliore.

 

Ultima domanda. Quali saranno i tuoi prossimi passi nel mondo dell’arte?

In questo momento sto organizzando presentazioni per il mio ultimo libro, “Dove Tutto Rimane” e live per presentare appunto l’album verso la sua uscita vera e propria. 

Dunque in questo momento sono più dedito a questioni organizzative (ahimè) che a produrre “cose” a dire il vero. Però ho già in testa tutto per il secondo album che si chiamerà “L’ultima porta del paradiso” e ho firmato già il contratto con la mia nuova casa editrice per il terzo libro “Crossroad Hotel”, che parte dalla scomparsa del fisico Ettore Majorana.
Mi dedicherò a tutto appena sarò più fermo.

 

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