Roberta Giallo torna con “Kattiva”: un inno alla libertà e all’autenticità dell’anima

Liberarsi per fiorire, alleggerirsi per splendere e prendere le distanze da ciò che ci appesantisce, lasciando andare “il marciscente”. È questo il cuore pulsante di “Kattiva”, il nuovo singolo della cantautrice Roberta Giallo.
Più che una semplice canzone, il brano si presenta come una profonda riflessione sul viaggio che l’anima deve compiere per autodeterminarsi ed esistere in modo autentico, affermando a gran voce il proprio e imprescindibile volo di libertà.
La virtù come vero atto rivoluzionario
In un’epoca segnata da guerre incomprensibili e conflitti costanti in cui al decantato progresso tecnologico non sembra corrispondere un’evoluzione morale, Roberta Giallo si interroga su una delle illusioni più comuni del nostro tempo: l’idea che per sopravvivere si debba diventare cinici e spietati.
La “K” del titolo ha un ruolo volutamente ludico e sdrammatizzante, e serve proprio a decostruire questo mito. “Con una certa indomita convinzione sento di poter affermare che la cattiveria-furiosa non potrebbe essere il giusto antidoto per salvare il mondo, né me stessa”, spiega la cantautrice. L’artista immagina, per gioco, cosa sarebbe successo se fosse stata davvero “più kattiva”: una scelta ingiusta, infruttuosa e tremenda, che l’avrebbe condannata all’aridità di una “non-fioritura perpetua”.
Piuttosto che cedere all’abbruttimento morale ed estetico, “Kattiva” ci invita a riscoprire l’esperienza e persino la tanto bistrattata ingenuità. Sono proprio gli “errori dell’ingenuità”, secondo l’autrice, a fungere da portali d’accesso per una conoscenza profonda di noi stessi, permettendoci di vivere le cose senza parafulmini, “con l’entusiasmo rivelatore di ogni prima volta”.
In un “sistema-mondo” che produce continue mistificazioni e sopraffazioni, il vero atto rivoluzionario – e la strada verso la vera contentezza – è l’impegno costante nella ricerca della propria personalità originale e nel perseguimento virtuoso della bontà.
Il sogno di un mondo musicale più equo
Oltre al profondo messaggio filosofico e personale del brano, Roberta Giallo coglie l’occasione per lanciare un messaggio molto concreto che riguarda l’industria discografica e la parità di genere: “Sogno un mondo musicale più equo e virtuoso, dove sempre più uomini cantino le nostre canzoni, interpretandole con bravura e passione, proprio come noi donne abbiamo fatto con loro, portandole spesso al grande successo”. Un invito potente a ribaltare i paradigmi storici dell’interpretazione musicale, valorizzando la penna delle cantautrici.
Chi è Roberta Giallo
Artista eclettica e multidisciplinare, Roberta Giallo (all’anagrafe Roberta Giallombardo) è cantautrice, scrittrice, performer teatrale e pittrice. Nata a Senigallia, ha costruito il suo percorso artistico e accademico a Bologna, dove si è laureata con lode in Filosofia, elemento che permea costantemente e profondamente la scrittura dei suoi testi.
La sua carriera è costellata di riconoscimenti e collaborazioni di altissimo profilo. Oltre ad aver aperto i concerti di artisti del calibro di Sting, Carmen Consoli ed Edoardo Bennato, il suo percorso è segnato dal profondo legame artistico con Lucio Dalla (che l’ha voluta nel suo disco “Questo è amore”) e dalla collaborazione con Samuele Bersani (come corista nel disco “Nuvola numero nove” e come autrice del brano “Voce al Bene”).
Tra i suoi lavori discografici principali spiccano l’album “L’oscurità di Guillaume” (2017) e il raffinato progetto “Canzoni da Museo” (2021), in cui ha messo in musica i versi di grandi poeti come Giovanni Gastel, Davide Rondoni e Roberto Roversi. Con la sua ironia tagliente e la sua profondità d’animo, Roberta Giallo rappresenta oggi una delle voci più libere e originali del cantautorato italiano indipendente.